Gay & Bisex
Fine dell'arroganza
10.10.2025 |
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"Dietro di lui, un cameraman e un giornalista si posizionarono, le telecamere già accese..."
Il lusso era il suo scudo, l'arroganza la sua corona. Riccardo, trent'anni e l'eredità di un impero imprenditoriale che gli pulsava nelle vene come un veleno dolce, sfrecciava sulla provinciale. Il suo SUV nero lucido inghiottiva i chilometri, era quasi arrivato alla periferia del suo paese. Un paese che conosceva ogni suo successo, ogni sua prodezza, ogni suo sguardo di superiorità. La vescica di Riccardo, però, non conosceva regole. Premeva, insistente, ignorando il suo status."Maledizione," sibilò tra i denti, il palmo che picchiettava impaziente contro il volante in pelle. Era ancora lontano da casa, troppo imbarazzante fermarsi in un'area di servizio. Un guizzo di prepotenza gli accese gli occhi.
Svoltò bruscamente in una piazzola di sosta desolata, un rettangolo di asfalto sbrecciato lambito da un bosco fitto. Spense il motore, il silenzio della notte che inghiottiva il ruggito del propulsore. Le portiere si aprirono con un *clack* secco. Sceso, si affrettò verso il bordo della piazzola, i pantaloni di sartoria che scivolavano sulle cosce. L'aria fredda gli pizzicò la pelle mentre liberava il suo membro. Il getto caldo si riversò sull'erba secca, un sospiro di sollievo che gli sfuggì dalle labbra.
Un fascio di luce lo accecò all'improvviso, squarciando il buio. Il ronzio di un motore si fece più vicino, poi lo stridio di pneumatici. Due fanali abbaglianti si posarono su di lui, paralizzandolo. Una macchina dei Carabinieri.
"Merda," mormorò, il sangue che gli si gelava nelle vene. Il getto si interruppe, un rivolo caldo che gli scivolava sulla coscia.
La portiera dell'auto si aprì. Due sagome scure si stagliarono contro i fari. Un uomo alto, la divisa impeccabile, si avvicinò con passo deciso.
"Buonasera, signore. Tutto bene?" La voce era roca, autoritaria.
Riccardo, nel panico, cercò di riporre il suo membro nei pantaloni, ma le mani gli tremavano. Un gocciolone, denso e caldo, gli sfuggì, atterrando con un *plop* disgustoso proprio sulla scarpa lucida del carabiniere.
L'uomo si bloccò, abbassando lo sguardo. Un'espressione di puro disgusto gli contrasse il viso. "Ma che cazzo fa?" La voce si fece un ringhio.
Riccardo tentò di balbettare una scusa, il viso in fiamme. "Mi scusi, non volevo... è stato un incidente..."
L'altro carabiniere, più basso e tarchiato, si avvicinò. "Che succede, Appuntato?"
"Questo qui mi ha pisciato sulla scarpa. Sulla scarpa, capito? E in pubblico!" L'Appuntato Rossi, quello bagnato, indicò Riccardo con un dito tremante.
Il secondo appuntato sollevò un sopracciglio, un sorriso lento e crudele che gli si disegnava sulle labbra. I suoi occhi, scuri e penetranti, si posarono su Riccardo. "Ah, mi pare di conoscerlo. Non è il figlio del signor Monti, quello delle costruzioni?"
Riccardo sentì un brivido freddo percorrerlo. "Sono Riccardo Monti. E vi assicuro che non era mia intenzione..."
"Monti, eh? Certo, certo. Quello che si sente sempre al di sopra di tutti. Bene, signorino Monti, mi sa che abbiamo un problema. Siamo qui per un'operazione antidroga, sapete, e questa piazzola di sosta è un po' sospetta."
"Antidroga? Ma io non ho niente!" Riccardo sentì la gola secca.
"Certo, certo. Lo dicono tutti," Rossi sbuffò, pulendosi la scarpa con un fazzoletto di carta che tirò fuori dalla tasca. "Appuntato Maresca, che ne dice di una bella perquisizione? Completa, eh?"
Maresca annuì lentamente, gli occhi che brillavano di una luce sinistra. "Ottima idea, Rossi. Cominciamo. Toglietevi i vestiti, signor Monti."
Riccardo sgranò gli occhi. "Cosa? Ma siete impazziti? Non potete farmi questo!"
"Possiamo fare quello che vogliamo, quando si tratta di droga," l'appuntato si avvicinò, la sua ombra che lo inghiottiva. "O collabora, o la portiamo in caserma e le facciamo una perquisizione ben più approfondita. Scelta sua."
Il cuore di Riccardo batteva all'impazzata. Non poteva permettersi uno scandalo, non ora. Deglutì. "Va bene. Ma state esagerando."
"Zitto e spogliati," Rossi ringhiò. "Tutto. E veloce."
Le mani di Riccardo tremavano mentre sbottonava la camicia di seta, poi sfilava i pantaloni.
Iniziarono la perquisiszione, ad un certo punto uno dei due appuntati disse con voce diretta: "deve togliere anche i boxer, può nascondere qualcosa dentro". Riccardo impallidì, ma eseguì l'ordine. L'aria fredda della notte gli accarezzava la pelle, facendogli venire la pelle d'oca. Si sentiva esposto, vulnerabile.
"Guarda un po' che figurino," Lo scrutavano con sorrisi sarcastici. "Tutto muscoli e niente cervello, eh? Tra l'altro vedo che hai anche un cazzetto minuscolo! Ginocchia larghe!!! Ti piace farti prendere, Monti?"
Riccardo sentì un'ondata di umiliazione. "Siete dei bastardi!"
Rossi gli afferrò un braccio, stringendo la presa. "Attento a come parli, Monti. Ora, le manine dietro la schiena." Gli ammanettò i polsi con uno scatto metallico. "E ora, un'ispezioncina."
L'appuntato si chinò, un oggetto cilindrico che gli spuntava dalla mano. Una bottiglia di birra vuota, sporca di terra, trovata lì sul ciglio della strada. "Vediamo cosa nasconde il signorino Monti nel suo bel buchino."
"No! Non osate!" Riccardo si dimenò, un grido strozzato che gli morì in gola.
Rossi lo teneva fermo, un ghigno sul viso. L'appuntato gli aprì le natiche, poi, con un movimento deciso, la bottiglia fredda e ruvida penetrò nella sua carne. Un dolore acuto gli trapassò il corpo, facendogli inarcare la schiena. "Aaaah!" Il suo urlo si perse nell'oscurità.
"Che c'è, Monti? Ti piace, eh? Ti piace sentire il vetro freddo nel culo?" L'appuntato spinse più a fondo, la bottiglia che si muoveva con un *schlick* umido. Riccardo sentì le lacrime bruciargli gli occhi, il suo corpo che tremava incontrollabilmente.
Improvvisamente, un altro faro potente illuminò la scena. Un'altra macchina, una pattuglia seguita da un furgone con un'antenna sul tetto e delle telecamere che spuntavano dai finestrini.
"Merda!" Rossi imprecò, provando a sfilare senza successo la bottiglia dal culo di Riccardo. Un gemito di dolore gli sfuggì.
L'appuntato si irrigidì. "Una troupe televisiva! E il Tenente, stanno realizzando un video sull'Arma dei Carabinieri! Dobbiamo fare in fretta."
Corse verso la loro auto, aprì il bagagliaio e tirò fuori un sacchetto di plastica, denso e pesante. La marijuana che avevano sequestrato nei giorni precedenti. Un chilo, forse più. Corse verso il SUV di Riccardo, aprì la portiera e la lanciò dentro, poi richiuse con un *thud*.
"Presto, Monti, mettiti in ginocchio!" L'appuntato gli sussurrò, spingendolo a terra.
Il Tenente, un uomo imponente con i galloni luccicanti, scese dalla sua auto. Dietro di lui, un cameraman e un giornalista si posizionarono, le telecamere già accese.
"Appuntati!" Il Tenente si avvicinò, un sorriso soddisfatto. "Che abbiamo qui?"
"Signor Tenente!" Rossi si mise sull'attenti. "Abbiamo colto in flagrante questo individuo, Riccardo Monti, mentre si dava a pratiche oscene in pubblico, e abbiamo trovato un ingente quantitativo di stupefacenti nella sua auto. Era completamente nudo, come vede, con una bottiglia di vetro el fondoschiena. Probabilmente un festino, o chissà cosa."
Riccardo, ancora nudo e ammanettato, cercò di parlare. "Non è vero! Stanno mentendo! Mi hanno costretto, mi hanno..."
"Zitto tu!" L'apuntato gli diede un calcio leggero sul fianco.
Il Tenente si chinò, osservando Riccardo con un'espressione di disgusto. "Incredibile. Un figlio di papà che si dà al degrado. Ottimo per le riprese. La dimostrazione che il crimine non guarda in faccia a nessuno. Cameraman, riprendete bene ogni dettaglio."
La luce della telecamera si accese, accecando Riccardo. Si sentì svenire. "No! Non è vero! Sono innocente!" urlò, dimenandosi con tutte le sue forze.
"Un attimo fermiamo le riprese. Calmatelo, Appuntati!" ordinò il Tenente, il suo tono che non ammetteva repliche. "Non rovinate le riprese."
I due appuntati si avventarono su Riccardo. Un pugno gli atterrò sullo stomaco, togliendogli il fiato. Poi un altro sulla mascella, facendogli girare la testa. Cadde a terra, la guancia che strisciava sull'asfalto ruvido. Il sapore ferroso del sangue gli riempì la bocca.
"Basta! Basta!" balbettò, le lacrime che si mescolavano al sangue. Si sentiva la testa pesante, il corpo dolorante. Ogni muscolo protestava. Il suo spirito combattivo, forgiato da anni di privilegi, si stava spezzando sotto il peso della brutalità. Non aveva più forza.
Un'ultima spinta, e Riccardo si ritrovò in ginocchio, la testa bassa, le manette che gli stringevano i polsi. Le luci della telecamera lo inondavano, rendendo la sua nudità ancora più cruda.
Gli appuntati lo afferrarono sotto le braccia, sollevandolo. Lo trascinarono, ancora nudo con la bottiglia nel culo, davanti al Tenente, che aveva iniziato a parlare alla telecamera con un tono solenne.
"Come potete vedere, l'Arma dei Carabinieri è sempre in prima linea nella lotta al degrado e alla criminalità..."
Un rumore di passi, voci concitate. La piazzola di sosta non era più deserta. Le luci delle case vicine si erano accese, attirate dal trambusto, dalle sirene e dalle luci della troupe. Persone, incuriosite, si avvicinavano, i cellulari puntati.
Riccardo alzò lo sguardo, gli occhi gonfi di lacrime. Vide le facce dei suoi concittadini. Il panettiere, la signora del tabacchi, il figlio del macellaio. Tutti lo guardavano, i loro telefoni che riprendevano ogni dettaglio della sua umiliazione. La sua nudità, le manette, la bottiglia nel culo che ancora gli bruciava, il sangue sul viso. E la marijuana, ormai parte della narrazione che lo avrebbe distrutto.
"Riccardo Monti..." sussurravano le voci, mescolandosi al ronzio delle telecamere e al cliccare degli smartphone. La sua faccia, il suo corpo, la sua vergogna, stavano diventando virali.
Le immagini, pur con il volto oscurato per le trasmissioni televisive, avrebbero circolato senza filtri sui social media. Tutti avrebbero saputo. Tutti avrebbero visto.
Da quel giorno, l'atteggiamento di Riccardo cambiò. Il suo scudo di arroganza si era frantumato, la sua corona era caduta. La sua vita, un tempo inattaccabile, divenne un campo di battaglia. La sua reputazione, un tempo cristallina, si macchiò di fango. E la sua dignità, una volta intatta, fu calpestata, notte dopo notte, dagli uomini e dai ragazzi del paese che avevano sempre invidiato la sua ricchezza e la sua spavalderia. Volevano provare il brivido, la novità, il piacere perverso di possedere ciò che un tempo era irraggiungibile. Ogni sussurro, ogni sguardo, ogni tocco era una nuova violenza, un'ennesima umiliazione. Il suo corpo, un tempo simbolo di potere, divenne un oggetto di desiderio e vendetta, un giocattolo nelle mani di chiunque volesse "divertirsi". E Riccardo, il figlio del signor Monti, non era più nessuno. Era solo un corpo nudo, rotto, in un paese che non dimenticava.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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